La marca come racconto.
E’ nel mondo del marketing quello in cui si è assistito al più incisivo
processo di narrativizzazione, perché le marche si sono sempre più smaterializzate e
hanno acquisito un valore del tutto indipendente dai prodotti ad essa riconducibili
divenendo vere e proprie istanze enunciative, in grado di attivare programmi narrativi
e di inserire i consumatori nel format identitario cui tali programmi si orientano.
La marca racconta.
L'efficacia della comunicazione è data dal senso che trasmettiamo con percorsi narrativi coerenti, grazie al quale il destinatario concede un consenso duraturo alla marca.
Se infatti la narratività è essenzialmente un processo orientato di trasformazione,
progettualità e cambiamento che coinvolge uno o più attori e in base al quale
l’elemento prioritario non è il significato (statico), ma la direzione (dinamica), le
grandi marche internazionali hanno senz’altro assunto il ruolo di programmatori
narrativi: si prende il consumatore – cioè un Soggetto - e lo si porta a uno stadio
successivo di soddisfacimento grazie al ruolo dell’Aiutante – l’azienda stessa, che in
parte coopera a fornire le competenze in grado di soddisfare il desiderio del
consumatore, in parte crea essa stessa questo desiderio.
E’ dunque possibile affermare che una dimensione narrativa è oggi presente “nei progetti delle marche, nei ragionamenti strategici e nei comportamenti d’acquisto del consumatore, nel significato dei logotipi, nei lay-out dei punti vendita, nelle proprietà estetiche del packaging e, ben più in generale, ambiziosamente, nella struttura interna del discorso di marca” …
Tratto da Neuronarratologia. Il futuro dell’analisi del racconto
di Stefano Calabrese